Ma quanto è comodo il quieto vivere?

Ieri sera sono andata a letto con l’idea di scrivere un bel post rilassante da venerdì, magari con una ricettina a base di oli essenziali per celebrare l’arrivo di giugno, e invece.
 
Invece sono sveglia dalle 4 complice forse la cena cinese, sono in premestruo, e mi è tornata la cattiveria rispetto all’episodio di ieri pomeriggio, in cui ho avuto a che fare con l’ennesima simpatica vecchietta che appena può ti supera in coda, ma se tu chiedi di poter fare una domanda da 30 secondi che magari ti risparmierebbe un’attesa inutile, ti si para davanti che neanche un centurione romano.
Sicuramente suo marito è in giro in macchina col cappello e gli occhiali. A 30 all’ora. E inchioda col semaforo verde (giuro, successo sempre ieri).
 
E quindi eccoci qui. Ovviamente il titolo del post è ironico.
 
Dunque, dicevamo: ieri dovevo chiedere un’informazione all’amministrazione condominiale. L’ufficio apriva alle 3, io ero lì alle 3.10, alle 4 avevo un appuntamento. Al mio arrivo trovo già appollaiate in attesa un tot di simpatiche ottuagenarie. Che ovviamente non avevano di meglio da fare. Come alle 8 in posta, o alle 19.30 del venerdì al supermercato.
 
Gli impiegati, conoscendo i loro polli, avevano disposto dei numerini per regolare la fila; il mio era l’11, stavano servendo il 4. Ho chiesto se, gentilmente, potevo fare la mia domanda da 30 secondi appena finito con il 4: la 5 mi ha detto di sì, la 6 e la 7 un NO che l’hanno sentito in fondo alla via.
 
Potevo stare zitta. Potevo andarmene, tanto era impossibile che arrivasse il mio turno a breve.
E invece mi sono permessa di dire “Signora, sarebbero 30 secondi. Io devo andare a lavorare, lei è in pensione”.
 
Sembra niente, ma per una ex brava bambina come me è moltissimo.
 
Troppe volte, per “quieto vivere” o “buona educazione” mi sono morsa la lingua, ho lasciato perdere senza neanche provare a spiegare le mie ragioni, ho lasciato che i prepotenti si sentissero più furbi di me.
 
Ovvio, quella di ieri era una cosa banalissima, quasi una questione di principio (e comunque, per la cronaca, il no è rimasto inamovibile).
 
Ma prova a pensare se ti capita, per quieto vivere, di implodere su questioni molto più importanti.
E poi chiediti quelle macerie dove le metti.
 
L’ho scritto anche mercoledì: meglio fuori che dentro.
Oggi lo ribadisco.
Con educazione, ma fai sentire la tua voce. E soprattutto ascolta quella che viene da dentro: ha molto da dirti.
 
#sceglilavitachevuoi
 
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