Ti conosco mascherina! L’importanza di sentirsi visti e riconosciuti

Ieri sera ho partecipato all’ultima lezione del corso introduttivo di astrologia psicologica: abbiamo usato il Tema Natale di ogni partecipante per fare un ripasso sugli archetipi che rappresentano i segni e i pianeti, e di come questi concorrono a influenzare la personalità e la visione del mondo di ognuno.

E’ stato bellissimo vedere le espressioni, fra sollievo e sorpresa, di chi si è sentito “raccontare da fuori” grazie alla bellissima capacità che hanno i simboli di andare oltre le apparenze e arrivare diretti all’essenza delle cose.

Ho la grande fortuna di assistere anch’io a questi piccoli miracoli con i miei clienti; gli strumenti che uso sono altri, ma l’obiettivo è lo stesso: aiutare chi mi sta davanti a sentirsi visto, capito, accolto e finalmente riconosciuto in tutto il suo valore come essere umano, pieno di potenzialità che aspettano solo di esprimersi.

A noi esseri umani non sempre è dato di nascere e crescere in condizioni ottimali; anzi, purtroppo capita più spesso il contrario.
E quindi ricorriamo a delle strategie di adattamento, spesso sotto forma di maschere e ruoli autoimposti.
Ma arriva sempre un momento in cui ci rendiamo conto che la corazza (se è solo una siamo già fortunati!) che abbiamo indossato per sopravvivere ci sta diventando stretta…e allora che si fa?

Non consiglio di togliersela a forza, a meno che l’idea di farvi strappare un molare senza anestesia vi sembri eccitante.

Un primo piccolo ma importantissimo passo è quello di rivolgersi a qualcuno che possa guardarvi negli occhi (non per niente li chiamano “specchi dell’anima”) senza paura e, soprattutto, senza giudizio.
E’ fondamentale che sentiate di potervi fidare, perché sono momenti di massima vulnerabilità.

Ovviamente suoneranno dei campanelli di allarme, perché la funzione della maschera è anche quella di proteggervi, ma se riuscite ad ascoltarvi bene (e a sentire i messaggi del corpo), dovreste riuscire a distinguere la naturalissima (e benedetta) paura dell’ignoto, dall’istinto di fuga di fronte a un pericolo mortale.

Se siete nella seconda condizione, per l’amor del cielo, uscite da quella stanza.
Forse chi vi sta di fronte è bravissimo, ma non è il terapeuta adatto a voi. In ogni caso, non gli dovete nessuna spiegazione.

Se piantiamo un seme con la massima cura nel terreno adatto a lui, e ci assicuriamo che abbia acqua e luce e riparo da parassiti e intemperie, come potrebbe poi non sbocciare in tutta la sua magnificenza?
Vi auguro di trovare il vostro giardiniere dell’anima: sarà quello giusto se vi insegnerà a diventarlo voi stessi :)

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