La lotta che connette

Da due giorni ho gomiti e ginocchia indolenziti, il collo dei piedi sbucciato, graffi sulla schiena e un grande, grande sorriso sulla faccia.
So a cosa stanno pensando i più maliziosi fra voi (lo penserei anch’io), ma quello che è successo è ben altro: si chiama PLAYFIGHT, ed è una figata :)


Quando avevo 5 anni, giocando “alla lotta” sul lettone è successo che un tallone volante atterrasse sui miei incisivi, rompendoli al punto da richiederne l’estrazione immediata.
Probabilmente era solo questione di tempo, perchè sono atterrata sul mio naso un pò di volte facendo altri giochi e, pensandoci, è un miracolo che non mi sia mai rotta nessun osso.
O forse ha contribuito alla mia salvaguardia la grande apprensività di mia madre e il fatto che l’unico sport concesso da allora in poi sia stato il nuoto :)

Sta di fatto che l’idea di mettermi a GIOCARE, da adulta, ingaggiando un contatto fisico simile al WRESTLING, mi affascinava e SPAVENTAVA in egual misura: e se mi fossi di nuovo rotta denti, naso, …altro?
E se invece no?

Matteo Tangi​ è il creatore di questa bellissima iniziativa, in cui riscopriamo noi stessi attraverso un’interazione PRIMORDIALE con l'”avversario”.
Pensate ai cuccioli di leone: imparano a lottare giocando. Difficilmente si fanno male, raramente un adulto interviene perchè c’è un’AUTOREGOLAZIONE: se ci si ferisce non si può più giocare…ed è un peccato.

Nel playfight quindi l’obiettivo della lotta è schienare il compagno di gioco per 3 secondi, ma lo SCOPO vero del gioco è una profonda CONNESSIONE.
7 minuti in cui ci si guarda negli occhi, ci si spinge, strattona, si scappa e ci si rincorre, sostenuti da un cerchio che ha la funzione dell’adulto che vigila e protegge. Il tutto più possibile vicino a TERRA, il tutto il più possibile vicino al CUORE.

Mi sono ritrovata a fare i conti con la mia PAURA di farmi male; ho sentito nella FATICA di sostenere gli assalti dei miei compagni di gioco tutto il PESO della necessità di DIFENDERMI in molte altre circostanze della mia vita, la voglia di ARRENDERMI, e il SOSTEGNO a non farlo da parte del cerchio.

Ho contattato la fonte della mia DETERMINAZIONE; ho osservato uomini grandi e grossi limitare la propria POTENZA per dare spazio all’ASCOLTO di quello che c’è OLTRE la forza fisica fine a se stessa; ho visto donne minute trasformarsi in leonesse, spinte dalla voglia di ESSERCI per se stesse prima di tutto; ho visto un uomo e una donna giocare come fa l’acqua con le rocce di un torrente: difficile dire chi vinca, no?

Consiglio vivamente questa bellissima esperienza soprattutto se, come me, tendete ad essere un pò troppo RAZIONALI…tornate bambini, e giocate!

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